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30.06.2015

Ho finito un libro e quando finisco un libro sono sempre contenta.

Se poi e’ un libro che mi ha commosso, scosso, e fatto pensare , ancora di più.

Un libro che ho collegato ad una situazione che sto vivendo, ad una cosa che ho capito di me da poco , mi fa sentire …non so…viva?! .?Si , viva e’ la parola esatta .

Teddy di Salinger e’ diventato un po’ mio amico e oggi mentre camminavo spedita lungo il fiume per andare in ufficio, mi chiedevo se i pescibanana , oltre che a mangiare banane , avessero pure la forma di banana….e che forse galleggiavano nella mia mente, e continuava no a farlo nonostante io non li avessi mai visti.

Ecco. Solo questo basta per fare di una giornata una giornata speciale ..e poi stasera i due pianeti visibili che sembra sian così vicini e non lo sono.

Ciò che sembra non e’ mai.

E noi che pure sembriamo qualcosa , cosa siamo ?

Ringrazio pubblicamente Travis che mi ha consigliato i nove racconti di Salinger, perche’ in fondo niente avviene a caso e tutto ha un suo perche’ che, spesso , capiamo molto dopo..o forse mai…

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CORTILE A CLEOPATRA – FAUSTA CIALENTE -1936

Ambientato a Cleopatra, un sobborgo di Alessandria d’Egitto, la scrittrice
vi mette in scena il mondo levantino povero dove, nel cortile situato fra
le casette o l’orizzonte delle spiagge, si affaccendano artigiani greci e
turchi o piccoli commercianti ebrei giunti sulla soglia della prosperità.
Uno degli elementi significativi del libro e’ che il ruolo di
protagonista viene affidato ad un giovane uomo, Marco.E’ attraverso il suo
sguardo che il lettore riuscirà a penetrare il mondo femminile del
romanzo. E’ lui che personifica il ruolo dello sradicato, del ribelle alle
imposizioni sociali, che ci presenterà l’austera e ascetica Crissanti, la
madre ritrovata, la bellissima e viziata Dinah,la perfida Haiganush, la
servetta Polissena, l’insoddisfatta Eva, madre di Dinah, anche lei vittima
del fascino di Marco, Kikì, dolce e comprensiva, l’unica a percepire con
Marco la forza segreta del misterioso Egitto e ad esserne ammaliata.
L’analisi sottile di queste figure femminili riesce a far emergere
l’umanità di queste donne, i loro dolori, così come la speranza segreta
di riuscire a dare un senso alla propria vita; ma nessuna di loro si
dimostrerà capace di ottenere i risultati desiderati. Solo Kikì, che
cerca di crearsi una vita senza Marco, emerge come figura veramente libera
e Marco , pur riconoscendo in lei la sfrenatezza e sregolatezza che gli
appartengono, abbandona anch’essa, come fosse consapevole dell’
impossibilita’ di rendere reale il loro amore.

Della sua prosa han scritto che e’simile ad una lavoro all’
uncinetto.
Io l’ ho trovata colma di passione e bellezza.
Mi sono ritrovata laggiu’ , nella pigra indole di Marco, nella
superficialita’ rappresentativa di Dinah, nell’innocenza di
Kiki, nella voglia di sentirsi ancora vivere di Eva.
Leggerla e’ come fare un viaggio, un bel viaggio.

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LEOPARDI

“Le persone non sono ridicole se non quando vogliono parere o essere ciò che non sono. Il povero, l’ignorante, il rustico, il malato, il vecchio, non sono mai ridicoli mentre si contentano di parer tali, e si tengono nei limiti voluti da queste loro qualità, ma sì bene quando il vecchio vuol parer giovane, il malato sano, il povero ricco, l’ignorante vuol fare dell’istruito, il rustico del cittadino. Gli stessi difetti corporali, pur gravi che fossero, non desterebbero che un riso passeggero, se l’uomo non si sforzasse di nasconderli…. Chi osserverà bene, vedrà che i nostri difetti o svantaggi non sono ridicoli essi, ma lo studio che noi ponghiamo per occultarli, e il voler fare che se non gli avessimo.”

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OCCORRE TENERE PULITO LO SPECCHIO

Ho vissuto tempi di ballate sull’orlo di un precipizio.

Da una parte la vita e dall’altra la morte. Dell’anima.

Si , perché in fondo tutto il nostro procedere si compie su quella linea .Da entrambi i lati vi sono precipizi, ma ve n’è uno in cui si torna all’amore .

Vorrei poter parlare dell’amore perché so che esiste , so che è vero . E lo so perché lo sento dentro di me e in ogni cosa intorno a me in attesa di essere espresso, ma non so ancora come . E cos’altro è la vita se non una ricerca del come?

Quello che so , è che l’unica cosa che conta è proprio quello . Il resto è vanità.

Penso ai naufraghi che gettano in mare la bottiglia con il loro messaggio di aiuto , con la loro speranza di salvezza ed ignorano dove le correnti lo porteranno .
Le correnti sono un destino e lanciare la bottiglia senza timore , raccogliere il tempo amabile , è ricerca di felicità. E’ fatta di istanti e basta un istante per farla svanire.

Quello che so è che voglio fuggire la malformazione dell’anima , la mancanza di misura , le opinioni scosse da ambizione , quell’angoscia che violenta la ragione .

So che l’obiettivo è l’amore in tutte le sue forme , perché porta a com-prendere tutto.

E se ci si abbandona come un naufrago si trova un senso di pace , pur nella solitudine .

Si ritrovano le fondamenta da cui partire a guardare il mondo.

Perchè in fondo l’amore è un atto di fiducia , di fede , proprio come quello del naufrago.

Si cerca tutta la vita di esserne pronti . Non si puo’ aspettare che altri te lo consegnino.

Bisogna desiderarlo e sapere dove si trova : dentro di noi.

Per vederlo occorre tenere pulito lo specchio , pero’

E’ questo il lavoro più duro.

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Detenuti di San Gimignano: aiutate Alfio Freni

Le Urla dal Silenzio

munchurlo

Ci sono persone che è criminale tenere in carcere.

E quel profondo spirito di moralità e legalità che si deve manifestare in questi casi viene spesso più dai detenuti piuttosto che da parte dell’Amministrazione Penitenziaria e di chi dovrebbe far del rispetto dei più alti principi dell’ordinamento la sua bandiera.

Nelle carceri ci sono anche persone che ormai sono come fantasmi. Persone che non possono neanche “capirlo” il carcere, visto il loro “smarrimento” mental.

Perse come Alfio Freni detenuto a San Gimignano.

Un gruppo di detenuti di San Gimignano ha scritto al Presidente della Repubblica per intercedere per Alfio. Alfio è entrato poco più che maggiorenne in carcere ed è detenuto da 24 anni. Attualmente vive gravi problematiche mentali, che lo renderebbero sostanzialmente incapace di intendere e di volere.

Che senso ha ancora tenere un uomo come questo in carcere? Inconsapevole, totalmente in balia di se stesso, privo di appigli…

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IL MONDO DELLA LUNA

Certe cose, se non le racconti , dopo un po’ di tempo , ti sembra di essertele sognate .

Ho conosciuto Alice in un ospedale     psichiatrico giorni fa.

 

22 anni.

 

Bellissima.

 

Due occhi azzurri dentro i quali , se guardi , capisci che non hai bisogno di difenderti.

 

Due occhi che ti dicono subito che hanno tanto da mostrarti se vuoi .

 

E’ stata violentata da suo padre.

Quando l’ho vista quella mattina aveva smesso di piangere e già sorrideva un po’ e della violenza me lo disse subito lei.

 

Davanti al mio sguardo evidentemente colmo di orrore , lei allunga una mano verso la mia e mi dice:

 

Sai, ci sono due tipi di persone al mondo , quelle che non sopportano il dolore e la sofferenza del mondo e la riversano sugli altri con rabbia ,

 

come , se così facendo , se ne potessero liberare almeno per un poco. E poi ci sono quelle che invece la sopportano , se ne fanno carico, , soffrono

 

molto più delle altre e vanno avanti finché ce la fanno.

 

Credo che il secondo tipo di persone,poi, quando non ce la fa più , e muore , va a vivere in un mondo al di là della luna e la luna è il loro sole.

 

Io credo ci andrò , ma non adesso e so che ritrovero’ tutte queste persone che ho incontrato qui.

 

Magari incontro anche te , mettiti lo stesso cappotto rosso così ti riconosco”

Io rispondo solo dicendole che la riconoscero’ io dagli occhi.

E lei sorride.

Ecco.

Mi sono ricordata il motivo per cui ho voluto fare la volontaria in psichiatria e il motivo per cui due anni fa mi ero iscritta ad una scuola

 

professionale di counseling e che, per motivi di impegno di lavoro sempre più pressanti , avevo scelto di continuare su una strada sola il mio

 

impegno e l’avevo abbandonata.

Ma tante cose stanno cambiando nella mia vita e forse riuscirò a fare veramente cio’ che mi è sempre interessato fare.

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La classe

“ Desideravo mostrare la scuola in tutta la sua complessità contemporanea . i ragazzi non imparano nulla e i professori non sono sempre certi che ciò che fanno sia giusto “ Cantet

La scuola ne esce “irrisolta” da questa pellicola, girata con alunni e insegnanti veri e ambientata in un quartiere periferico di Parigi.

Il ritratto realista, infatti , rimanda ai problemi sociali e culturali moderni e alla difficoltà da parte di insegnanti e alunni di trovare un linguaggio che unisca.

Tutti  hanno storie personali molto diverse tra loro  e anche se il regista non si sofferma su esse, le rappresenta attraverso le reazioni vissute all’interno della scuola: così i genitori di un alunno cinese rischiano l’espulsione dal Paese e allora i professori organizzano una colletta per l’avvocato difensore; così uno studente arriva da un’altra scuola dove lo hanno espulso ed un altro rischia di esserlo e ritornare in Mali .

Noi , pero’ , non sapremo mai cosa accadrà e cosa accade “fuori dalla classe”.

La cinepresa diventa , in questo senso , l’occhio dell’insegnante per il quale quelle mura, diventano a volte ostacolo, nel tentativo di stabilire  un contatto umano con gli alunni, a volte una linea di difesa per definire i limiti delle proprie responsabilità e saper decidere più facilmente cosa è giusto e cosa non lo è.

Il protagonista, insegnante di lettere , capisce che lo strumento necessario da reinventare è un “linguaggio nuovo” che possa essere compreso da tutti e allo stesso tempo stimolante, e che non diventi un duello all’ultima parola .

Un linguaggio che porta con sé il rischio di essere frainteso, creando delle situazioni spiacevoli alle quali si porrà rimedio ( mostrando cos’ la debolezza e i limiti di tutti ) con il “vecchio linguaggio”, disciplinare , autoritario e rigoroso.

Il film lascia spazio alla riflessione ., lascia spazio alla ricerca di una risposta da dare ad un alunna che , al termine dell’anno scolastico , confessa al professore: “Non ho imparato nulla quest’anno , professore, anche perché non ho capito a cosa serve studiare quello che devo studiare”.

C’è molta strada da fare e il rischio del vuoto ha già svoltato l’angolo.

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Anim’arte – Cesena – 8 febbraio: presentazione editoriale – L’Arte è Utile

Questo , non è solo un lavoro, ma è vita di un’amica che sa regalare molto.

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L’arte, dunque, serve?

A questa domanda risponde il libro di Adina Pugliese, proponendo con un linguaggio agile e di facile lettura il proprio cammino di consapevolezza, che parte dalla curiosità e dalla passione e approda a ciò che più di ogni altra cosa interessa all’artista contemporaneo: la condivisione.

L’arte non è una rivelazione, ma un percorso individuale di emancipazione dagli stereotipi di una visione unica e uguale per tutti.

“Nel fare sociale ogni artista studia e costruisce un vero e proprio progetto che, al pari di un programma di ingegneria urbana, si avvale di osservazione, esperienza e professionalità. Non c’è improvvisazione, ma analisi finalizzata all’emozione. Questo è il compito dell’arte oggi, non certo risolvere con la bacchetta magica le questioni politiche, urbanistiche, sociali, ambientali. L’artista risponde con il suo pensare alternativo che sposta la visione altrove, immettendo l’emozione.”

È questa emozione condivisibile il punto da cui parte e a cui…

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PEACE OF MIND

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