La classe

“ Desideravo mostrare la scuola in tutta la sua complessità contemporanea . i ragazzi non imparano nulla e i professori non sono sempre certi che ciò che fanno sia giusto “ Cantet

La scuola ne esce “irrisolta” da questa pellicola, girata con alunni e insegnanti veri e ambientata in un quartiere periferico di Parigi.

Il ritratto realista, infatti , rimanda ai problemi sociali e culturali moderni e alla difficoltà da parte di insegnanti e alunni di trovare un linguaggio che unisca.

Tutti  hanno storie personali molto diverse tra loro  e anche se il regista non si sofferma su esse, le rappresenta attraverso le reazioni vissute all’interno della scuola: così i genitori di un alunno cinese rischiano l’espulsione dal Paese e allora i professori organizzano una colletta per l’avvocato difensore; così uno studente arriva da un’altra scuola dove lo hanno espulso ed un altro rischia di esserlo e ritornare in Mali .

Noi , pero’ , non sapremo mai cosa accadrà e cosa accade “fuori dalla classe”.

La cinepresa diventa , in questo senso , l’occhio dell’insegnante per il quale quelle mura, diventano a volte ostacolo, nel tentativo di stabilire  un contatto umano con gli alunni, a volte una linea di difesa per definire i limiti delle proprie responsabilità e saper decidere più facilmente cosa è giusto e cosa non lo è.

Il protagonista, insegnante di lettere , capisce che lo strumento necessario da reinventare è un “linguaggio nuovo” che possa essere compreso da tutti e allo stesso tempo stimolante, e che non diventi un duello all’ultima parola .

Un linguaggio che porta con sé il rischio di essere frainteso, creando delle situazioni spiacevoli alle quali si porrà rimedio ( mostrando cos’ la debolezza e i limiti di tutti ) con il “vecchio linguaggio”, disciplinare , autoritario e rigoroso.

Il film lascia spazio alla riflessione ., lascia spazio alla ricerca di una risposta da dare ad un alunna che , al termine dell’anno scolastico , confessa al professore: “Non ho imparato nulla quest’anno , professore, anche perché non ho capito a cosa serve studiare quello che devo studiare”.

C’è molta strada da fare e il rischio del vuoto ha già svoltato l’angolo.

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